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Autore: Ortopedico Italia

Protesi di Caviglia

L’intervento di protesi alla caviglia è un intervento a cui si ricorre in presenza di determinate patologie che interessano l’articolazione della caviglia.

Quest’ultima è costituita da tibia ed astragalo e svolge funzione di sostegno della maggior parte del peso di un soggetto in posizione eretta. Inoltre, permette al piede di eseguire i movimenti di flessione e di estensione plantare.

In particolare, l’applicazione elettiva della protesi di caviglia si ha nei pazienti che soffrono di artrosi, la quale è una malattia degenerativa che ha una maggiore incidenza nei soggetti di età superiore ai 60 anni e che consiste in un fenomeno di usura della cartilagine di rivestimento della superficie dell’articolazione.

La struttura della caviglia fa sì che l’artrosi alla caviglia sia molto rara, in quanto l’articolazione è per natura meno predisposta a svilupparla rispetto alle articolazioni di ginocchio e anca.

In genere, infatti, l’artrosi della caviglia deriva da un trauma, come eventi distorsivi ripetuti o una frattura, per cui l’età media dei pazienti che ne sono affetti oscilla tra i 25 e i 50 anni.

Si procede ad intervento solo nei casi in cui l’articolazione sia compromessa in modo significativo.

Artrosi e protesi caviglia

protesi alla caviglia

La protesi della caviglia è la soluzione più efficace in presenza di artrosi.

Data la natura traumatica di questa patologia, infatti, il trattamento conservativo non è particolarmente efficace, in quanto la progressione dell’artrosi e la deformità articolare che ne deriva possono essere molto rapide.

Per questo motivo, spesso l’intervento di protesi caviglia è la soluzione più idonea per la risoluzione del problema.

L’intervento di impianto della protesi caviglia dura circa un’ora e viene eseguito in anestesia spinale o, a scelta del paziente, anche in anestesia totale.

Protesi caviglia camminare e svolgere attività post intervento

Una volta rimosso il gesso, la ripresa delle attività quotidiane avviene entro i 15-30 giorni successivi all’intervento.

Già dopo i primi due mesi, il paziente sarà in grado di guidare, mentre per una completa stabilizzazione dei risultati dell’intervento si devono attendere circa 6-8 mesi.

Il recupero post operatorio avviene in modo graduale e continuo, con affiancamento di un percorso di riabilitazione.

Protesi caviglia o artrodesi

Un’alternativa alla protesi è l’intervento di artrodesi.

Si tratta di un intervento che può essere eseguito con tecnica mini invasiva, ossia in artroscopia, o aprendo l’articolazione con incisione.

La scelta tra intervento in artroscopia o a cielo aperto avviene in base allo stato di deformazione della caviglia: in presenza di deformazioni lievi, si opta per l’artroscopia, mentre negli altri casi più seri e gravi allora si procede con intervento invasivo.

Scopo dell’intervento è quello di rimuovere la cartilagine e di bloccare le ossa dalla tibia all’astragalo utilizzando mezzi di sintesi specifici.

Ciò permette alle due ossa di fondersi in un unico osso, così da eliminare il dolore e il movimento.

In seguito all’intervento, si procede ad immobilizzazione dell’articolazione con gesso o tutore per 30-40 giorni, senza possibilità di carico.

La differenza tra l’intervento di innesto di una protesi alla caviglia e l’artrodesi sta nel fatto che nel primo caso si mantiene il movimento dell’articolazione, mentre nel secondo caso l’articolazione viene fusa e bloccata in una posizione neutra per evitare il dolore costante, ma perdendo la capacità di movimento della stessa.

Grazie al progresso verificatosi negli ultimi anni nell’ambito degli interventi di protesi, l’artrodesi viene scelta in casi residuali, in particolare quando sia sconsigliata la protesi per condizioni particolari del paziente o dell’osso o quando si debba revisionare una protesi e non possa essere sostituita con un’altra.

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Protesi d’anca

Sono molte le persone che ricorrono ad un intervento di impianto di protesi dell’anca.

Nella totalità dei casi, all’intervento deve seguire una riabilitazione adeguata, in modo da agevolare il recupero post operatorio.

Perché vi sia un recupero funzionale effettivo e in tempi ridotti, infatti, è necessario non solo eseguire esercizi specifici, ma soprattutto evitare una serie di movimenti, che possono compromettere o quanto meno ritardare il ritorno alle ordinarie attività.

In genere, i casi in cui si rivela necessario ricorrere alle protesi all’anca sono quei casi in cui l’articolazione sia colpita da fenomeni artrosici.

Nello specifico, l’artrosi all’anca prende il nome di coxartrosi e consiste in una patologia a carattere degenerativo, che colpisce le superfici articolari di femore ed anca, portando ad una progressiva degenerazione della cartilagine intra articolare.

La coxartrosi è causata dall’invecchiamento delle cellule del corpo, ma, nello stadio iniziale, può essere rallentata ricorrendo a terapie conservative.

Tuttavia, quando vi sono casi più gravi di artrosi, l’intervento di innesto di una protesi d’anca si rivela necessario per ripristinare la funzionalità dell’articolazione.

Protesi anca e tipologie

Esistono diverse tipologie di protesi, tra cui l’ortopedico sceglie in base alla gravità della patologia e alle esigenze di recupero funzionale del singolo paziente.

In ragione di tali distinzioni, si parla di:

  • protesi anca totale o artroprotesi, che sostituisce sia la testa del femore che la fossa acetabolare, tramite impianto diretto sull’osso iliaco; ad essa si ricorre in caso di pazienti giovani, i quali presentano necessità articolari e di recupero funzionale di grado maggiore rispetto ad un anziano;
  • protesi anca parziale o endoprotesi, che sostituisce solo la testa del femore; questa è meno invasiva e si utilizza per i pazienti anziani, che hanno basse esigenze funzionali.

Protesi anca durata

La durata e la funzionalità di una protesi dipendono da una serie di fattori anatomici e dallo stile di vita del paziente.

In genere, circa il 90% delle protesi arriva in ottime condizioni fino a 20/25 anni dal loro impianto, mentre il 25% delle protesi inizia a mostrare segni di osteorarefazione dopo circa 10 anni, ma senza che vi siano sintomi né fastidi percepiti dal paziente.

Infatti, il ricorso ad un intervento di revisione della protesi è più che raro, anche se nei pazienti giovani si consiglia di adottare alcune precauzioni in modo da evitarlo, ritardarlo o, quanto meno, da renderlo più semplice, nel caso in cui dovesse essere necessario.

Alcuni accorgimenti da tenere a mente sono i seguenti:

  • avere sempre sotto controllo il peso corporeo, così che non gravi in modo eccessivo sull’anca;
  • ridurre il carico meccanico, evitando sport ad alto impatto, come basket, pallavolo o corsa, e preferendo golf, camminata, tennis, bike e nuoto;
  • evitare le attività lavorative pesanti che prevedono l’esecuzione di ripetuti movimenti traumatici a carico dell’anca;
  • evitare movimenti bruschi o improvvisi in flessione o in rotazione del tronco;
  • limitare gli sforzi eccessivi.

Riabilitazione protesi anca

Seguire i protocolli riabilitativi e le indicazioni del fisioterapista per una corretta esecuzione degli esercizi è fondamentale per il buon recupero dell’articolazione in seguito all’intervento.

Una corretta riabilitazione, infatti, permette di massimizzare il risultato operatorio e di accelerare il recupero fisico.

Nelle prime settimane post operatorie, circa le prime 8/10 settimane, è importante utilizzare le stampelle, eliminare eventuali ostacoli, evitare i movimenti di flessione dell’articolazione oltre i 90 gradi e i movimenti di intra rotazione e di abduzione con la massima flessione.

In sostanza e a titolo esemplificativo, è consigliato evitare di:

  • mettere le scarpe o le calze da soli;
  • dormire sul lato operato e senza posizionare il cuscino tra le gambe;
  • guidare;
  • accavallare le gambe;
  • sedersi su sostegni bassi.

In seguito ad un intervento di protesi all anca i migliori centri riabilitativi prevedono un piano di esercizi specifici sia in fase pre-operatoria, che in fase post-operatoria.

Protesi anca movimenti da evitare sempre

In seguito ad un intervento di protesi all’anca, è consigliato adottare alcuni accorgimenti nella vita di tutti i giorni, così da rivedere alcune delle azioni che si svolgono comunemente e in modo automatizzato.

In primis, è importante fate attenzione a come ci si siede e ci si alza dalla sedia, soprattutto nelle fasi immediatamente successive all’intervento.

Per sedervi, cominciate posizionando la parte posteriore delle ginocchia a contatto con la sedia, tenendo le stampelle nella mano dell’anca operata, caricando il peso sulla gamba non operata e aiutandovi con le stampelle per mantenervi in equilibrio.

Per alzarvi, invece, posizionate il piede del lato dell’anca operata più lontano rispetto all’altro, avvicinatevi al bordo della sedia e caricate il peso sulla gamba non operata, utilizzando sempre la stampella per reggervi al meglio.

Altro movimento a cui fare attenzione è la salita e la discesa dal letto, durante le quali il lato operato non deve essere sollecitato in modo eccessivo.

Per salire sul letto, sedetevi sul bordo, fate scivolare all’indietro l’anca, mantenendovi sulle braccia, sollevate lateralmente le gambe e portatele sul letto, iniziando dal lato con la protesi.

Per scendere dal letto, invece, fate scivolare le gambe posizionando i talloni fuori dal letto e sostenete il peso del corpo con le braccia, finché i piedi non toccano terra, per poi alzarvi facendo forza sulle braccia.

Movimenti cauti devono essere eseguiti anche per salire e scendere dalla macchina.

Per salire, portate il sedile anteriore più lontano possibile dal cruscotto e reclinatelo così da tenere la gamba operata distesa, dopodiché avvicinate il retro delle ginocchia al sedile, abbassatevi poggiando la mano sinistra sul cruscotto e quella destra sul sedile, tenendo sempre la gamba dritta. Per scendere dall’auto, poggiate i piedi per terra e utilizzate le braccia per salire.

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Gonartrosi o artrosi del ginocchio

L’artrosi del ginocchio, chiamata anche gonartrosi, è una patologia sempre più diffusa, si manifesta in età avanzata, ma non solo, spesso si presenta anche in giovane età.

La gonartrosi è causata dal progressivo indebolimento della cartilagine articolare, un elemento fondamentale per tutti i nostri movimenti, che porta, successivamente, al deterioramento delle altre componenti del ginocchio, come i legamenti, i menischi, i tendini e l’osso subcondrale.

Come possiamo riconoscere l’artrosi del ginocchio?

Molto spesso questa patologia è asintomatica, ma generalmente i sintomi che consentono di riconoscerla sono in primo luogo il dolore, poi il conseguente gonfiore e infine, la ridotta capacità di movimento che provoca frequenti scricchiolii di tutta l’articolazione.

Col passare del tempo l’artrosi del ginocchio provoca una deformità articolare, che progressivamente porta ad una sempre maggiore limitazione dei movimenti, è quindi, molto importante non sottovalutare i vari campanelli d’allarme segnalati dal nostro corpo.

L’artrosi del ginocchio, nello specifico, è una patologia che normalmente si manifesta negli anziani, ma a volte può presentarsi anche in giovane età, per diverse cause. Alcuni dei fattori di rischio che facilitano lo sviluppo della gonartrosi possono essere legati, ad esempio, ad una familiarità, ad un problema di sovrappeso, ad uno stile di vita particolarmente sedentario, oppure a traumi subiti al ginocchio.

Ci chiediamo tutti, a questo punto, se si può guarire da questa patologia. In realtà l’artrosi, in generale, è una malattia irreversibile, da cui non si può guarire, ma attraverso vari trattamenti e terapie è possibile ritardarne l’avanzamento.

I trattamenti che consigliano gli specialisti dipendono dalla fase più o meno grave della malattia, ad esempio, nelle forme meno gravi si consigliano delle terapie mediche, con antinfiammatori per il dolore, terapie fisioterapiche accompagnate da infiltrazioni articolari, che consentono di risolvere il problema momentaneamente, e infine, l’utilizzo di una ginocchiera rotulea che mantiene il movimento del ginocchio controllato.

In quest’ultimo caso, l’utilizzo di tutori può essere un’opzione da non sottovalutare, poiché garantisce sollievo per il dolore e funge da supporto per la mobilità dell’articolazione. I tutori per il ginocchio sono, generalmente, realizzati con un tessuto a maglia compressivo e traspirante, che è molto comodo e confortevole da indossare. E’ presente, inoltre, un inserto viscoelastico, avente un design funzionale e anatomico, che ha lo scopo di massaggiare tutta l’articolazione e la muscolatura.

Se, invece, è necessaria una stabilità e un controllo maggiore del movimento, si consiglia di utilizzare un’altra tipologia di tutore, che grazie ad una particolare imbottitura, allevia il dolore e offre una qualità migliore del movimento del ginocchio.

Generalmente, gli specialisti per i pazienti affetti da artrosi del ginocchio, consigliano di prestare molta attenzione anche agli sport da poter praticare, ad esempio, è fondamentale scegliere uno sport che non sovraccarichi l’articolazione, quindi, sono preferibili le attività motorie come il nuoto o la bicicletta, rispetto ad altre che potrebbero, invece, compromettere ulteriormente il ginocchio.

Chirurgia nella gonartrosi

Nei casi più gravi, invece, gli specialisti consigliano ai pazienti di sottoporti ad un intervento chirurgico che permette di impiantare una protesi al ginocchio.

Innanzitutto, dobbiamo sapere che la protesi da dover impiantare al ginocchio con quest’operazione,  deve possedere delle caratteristiche specifiche, ad esempio, dev’essere costruita con materiali molto resistenti, deve essere in grado si sopportare i carichi e, infine, dev’essere perfettamente compatibile con il corpo umano.

I materiali che si utilizzano solitamente, per le protesi da utilizzare al ginocchio, sono il titanio, che si integra perfettamente con l’osso, le leghe di cromo-cobalto, che vengono adoperate per le parti sottoposte a scorrimento, e il polietilene che serve a rivestire tutto il piatto tibiale. Esistono, inoltre, diverse tipologie di protesi che vengono impiantate a seconda dell’età del paziente o del suo grado di artrosi.

Ad esempio, è necessario impiantare una protesi totale quando l’artrosi prende l’intero ginocchio, mentre è possibile ricorrere ad una protesi parziale se, invece, bisogna intervenire su una sola parte dell’articolazione del ginocchio.

A questo proposito, per capire meglio come si svolge l’intervento, ci siamo rivolti allo specialista esperto in chirurgia protesica mini invasiva, il dottor Michele Massaro, che ci ha  dato consigli preziosi da seguire.

Prima di tutto il dottor Massaro ci ha rassicurato, affermando che questo tipo di operazione viene ormai svolta frequentemente, sono, infatti, sempre più numerosi i pazienti che si sottopongono all’impianto delle protesi al ginocchio.

Il suo lungo e accurato studio nell’ambito della chirurgia mini invasiva, gli ha permesso di essere oggi un grande specialista del settore. Grazie all’impianto di protesi mini invasive, infatti, offre moltissimi vantaggi ai suoi pazienti, attraverso queste tecniche innovative riesce a migliorare il disagio del paziente e, soprattutto, limita al minimo eventuali danni causati dall’intervento chirurgico.

Il dottor Massaro opera, nella maggior parte dei casi, impiantando le cosiddette “protesi monocompartimentali”, cioè parziali, che consentono di effettuare un intervento veloce e poco invasivo. Questo tipo di protesi, che va ad intervenire su una sola parte del ginocchio, è molto diffusa soprattutto all’estero, mentre in Italia è di recente utilizzo.

Per le  gonartosi più gravi è necessario impiantare al paziente una protesi totale, che va ad interessare il ginocchio per intero, ma anche in questo caso, il dottor Michele Massaro cerca di intervenire salvaguardando i tessuti del ginocchio e i legamenti del crociato sia posteriore che anteriore.

La maggior parte dei pazienti si chiede, spesso, quanto duri il decorso post operatorio e, soprattutto, quali siano i comportamenti motori più giusti da seguire.

In generale, il periodo di recupero totale, dopo aver subito l’operazione, è di circa 45 giorni; nel corso di questo periodo bisogna fare molta attenzione a seguire in modo corretto tutte le indicazioni del medico, affinché la libertà motoria si recuperi perfettamente.

Ad esempio, alcuni dei vari step da dover seguire sono, inizialmente la pratica di fisioterapia che prevede l’esecuzione di esercizi specifici da svolgere a letto, subito dopo, precisamente dal terzo giorno, è possibile iniziare una deambulazione assistita, e infine, nell’arco di 15 giorni il paziente potrà cominciare a camminare con l’aiuto delle stampelle.

Ovviamente la qualità del recupero dipende dalla disciplina del paziente, ma soprattutto, dalla competenza dello specialista a cui si affida, quindi, è importante documentarsi e ascoltare diversi pareri medici prima di decidere.

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Protesi anca mini invasiva

L’intervento di innesto di una protesi anca mini invasiva comporta la sostituzione della testa del femore e dell’acetabolo con componenti in titanio e un inserto in polietilene.

Si ricorre a tale tipo di protesi per ripristinare la funzionalità dell’anca del paziente, così che possa tornare alle proprie attività di vita quotidiana, potendo tornare anche a praticare attività sportiva a livello moderato.

In seguito a tale tipo di intervento, infatti, è consigliato praticare sport come nuoto, tennis, golf o cyclette e dedicarsi a passeggiate anche in montagna.

Nella maggior parte dei casi, alla protesi all’anca si ricorre in presenza di coxartrosi o artrosi dell’anca, ossia quella patologia degenerativa che colpisce la cartilagine di rivestimento del femore e/o dell’acetabolo.

L’attrito tra le superfici che restano scoperte causa dolore e limitazione funzionale.

Ciò porta alla necessità di ricorrere alla sostituzione articolare, con cui si procede al rivestimento delle superfici ossee con protesi mini invasive.

Dunque, l’applicazione di una protesi mini invasiva anca è la soluzione ideale in presenza di una serie di fattori, quali:

  • la gravità e la frequenza del dolore;
  • la risposta del paziente ai farmaci antinfiammatori e antidolorifici;la durata del dolore;
  • il tipo e il grado dell’artrosi;
  • il tipo di risposta alla terapia conservativa attraverso fisioterapia, infiltrazioni di acido ialuronico e magnetoterapia;
  • la qualità di vita del paziente e le sue aspettative post operatorie.

Protesi d’ anca mini invasiva: tipologie

Esistono diversi modelli di protesi per l’anca:

  • l’endoprotesi, ossia la protesi del femore senza rivestimento dell’acetabolo, la quale viene utilizzata per le fratture del collo del femore di soggetti anziani;
  • la protesi di rivestimento, ossia una sfera metallica, che va a coprire la superficie della testa del femore e a cui si ricorre per soggetti giovani, soprattutto sportivi;
  • la protesi totale dell’anca, ossia una protesi del femore e dell’acetabolo, utilizzata nei casi di coxartrosi.

Ma la protesi anca mini invasiva dove si colloca? La protesi totale mininvasiva dell’anca viene inserita per sostituire l’articolazione coxofemorale.

Tecnica mini invasiva protesi anca

L’intervento di innesto di protesi all’anca si realizza ricorrendo alla chirurgia mininvasiva, la quale permette un migliore e più rapido recupero funzionale.

La protesi all’anca può essere eseguita attraverso diversi accessi chirurgici, quali l’accesso chirurgico anteriore, quello laterale e quello postero laterale.

In genere, l’accesso postero laterale permette di raggiungere l’articolazione coxo femorale incidendo il retro cantere, senza toccare tendini e muscoli.

Si ricorre alla protesi anca mini invasiva anteriore, invece, sfruttando la via d’accesso anteriore: ciò permette di effettuare l’intervento di sostituzione della protesi dell’anca con un approccio poco invasivo.

La protesi dell’anca è costituita da una componente femorale, che va inserita nel canale femorale, da una testina femorale e da una componente acetabolare, che viene inserita nel bacino.

Su quest’ultima, si inserisce l’inserto in polietilene, che agevola lo scorrimento delle superfici delle protesi.

L’intervento di sostituzione della protesi d’anca può essere eseguito con tecnica femur first, termine inglese che si traduce come “il femore per primo”, in ragione del fatto che si inizia preparando per primo il canale femorale, servendosi di apposite frese.

In seguito, si inserisce la componente femorale e si prepara l’acetabolo con apposite frese, che permettono di inserire a pressione la componente acetabolare.

Si prepara per primo il femore, in quanto vi è un accoppiamento delle protesi su tutti i piani dello spazio.

L’intervento può durare dai 50 ai 60 minuti, in base al paziente, e permette di tornare al normale svolgimento delle proprie attività in circa 4 settimane.

Protesi all’ anca mini invasiva vantaggi

Rispetto alla chirurgia protesica tradizionale, la tecnica protesica mini invasiva presenta molti vantaggi, quali:

  • una riduzione dei tempi di intervento, riabilitazione e recupero;
  • un’incisione ridotta con conseguente minore perdita di sangue e cicatrice meno evidente;
  • un trauma ridotto, per cui dolore e gonfiore sono inferiori rispetto alla tecnica tradizionale;
  • non vengono intaccati muscoli, cartilagine e parti ossee sane;
  • la riduzione dell’attrito tra testa femorale e acetabolo;
  • la riduzione delle complicanze;
  • l’azzeramento del rischio di rigetto, grazie all’utilizzo di materiali inerti.

Protesi anca mini invasiva rischi

I rischi e le complicanze derivanti dall’innesto di una protesi dell’anca possono essere di tre tipi:

  • lussazione: fuoriesce la testa del femore dall’acetabolo; ciò può avvenire in seguito ad un evento traumatico o ad una rotazione dell’arto in cui si faccia perno sul piede;
  • mobilizzazione asettica delle protesi: la protesi e l’osso del paziente perdono aderenza e contatto;
  • infezione periprotesica.

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Protesi Ginocchio

Si ricorre all’impianto di protesi al ginocchio quando l’articolazione del ginocchio si danneggia.

L’intervento di impianto mira a ripristinare la mobilità articolare del paziente e a ridurre il dolore da questo percepito, soprattutto nei casi di lesioni gravi.

Nei casi in cui il danno all’articolazione sia di lieve entità, è possibile limitarsi ad un trattamento conservativo, ricorrendo alla fisioterapia o a farmaci antinfiammatori.

Di contro, quando i danni sono di entità più seria, si ricorre ad interventi protesi ginocchio, ai quali deve seguire necessariamente una corretta riabilitazione.

Intervento protesi ginocchio

Il dubbio che attanaglia tanti pazienti prima dell’operazione è: protesi del ginocchio dolorosa o no?

In realtà, esistono due tipologie di protesi al ginocchio, la protesi totale e la protesi parziale, la cui scelta spetta al chirurgo, soprattutto in base all’età e allo stato generale di salute del paziente.

Tuttavia, nonostante l’intervento di impianto di una protesi del ginocchio sia un intervento di tipo invasivo, questo non è doloroso, né la protesi porta dolori nel tempo.

Inoltre, da esso derivano risultati significativi: in seguito all’intervento, infatti, il paziente è in grado di recuperare uno stile di vita normale, senza dover subire particolari limitazioni, anche di movimento.

In sostanza, tramite l’innesto di una protesi, la vecchia articolazione danneggiata viene sostituita con una artificiale.

I soggetti che si sottopongono ad un intervento di protesi, sono generalmente persone anziane tra i 60 e gli 80 anni, i quali sono anche i più colpiti da processi di osteoartrosi e di artrite reumatoide.

In caso di individui più giovani, invece, si preferisce optare per soluzioni meno invasive e più durature.

L’intervento mira a:

  • ridurre il dolore;
  • migliorare la mobilità articolare e le capacità motorie del paziente;
  • migliorare la complessiva qualità della vita del soggetto.

Una volta applicata, la protesi totale dura circa 15/20 anni, mentre una protesi parziale dura tra i 10 e i 15 anni.

Intervento di protesi totale ginocchio

La procedura può durare da un’ora a tre ore e si snoda attraverso tre fasi:

  • l’incisione all’altezza della rotula;
  • la rimozione delle estremità ossee consumate di tibia e femore;
  • la sostituzione con un’articolazione artificiale.

La rotula viene spostata da un lato, così da arrivare all’intero impianto articolare del ginocchio, per poi rimuovere le estremità ormai consumate di tibia e femore, che vengono sostituite con placche metalliche.

Tra le due placche, viene inserito un elemento spaziatore in plastica, che svolge la funzione propria della cartilagine, così da evitare lo sfregamento tra femore e tibia.

In caso di danneggiamento esteso anche alla rotula, sulla parte interna si applica una placca metallica.

Intervento di protesi parziale ginocchio

La procedura richiede un’incisione minore rispetto a quella necessaria per un intervento di protesi totale e consiste nella rimozione di una sola parte di osso, quindi del femore o della tibia.

La protesi parziale è meno invasiva, l’incisione è meno profonda e richiede tempi di guarigione inferiori, con minore durata anche della successiva riabilitazione.

Protesi ginocchio complicanze

Le complicanze in seguito ad un intervento di protesi al ginocchio sono davvero rare, tanto che problemi gravi, come il caso di un’infezione al ginocchio, si verificano in meno del 2% dei pazienti.

Complicazioni mediche ulteriori, come ictus o infarto, sono ancora meno frequenti, anche se la presenza di malattie croniche può aumentare il rischio di problemi.

Quando si presentano tali complicazioni, è possibile che i tempi di recupero siano maggiori o che il recupero non avvenga in modo pieno.

Seppur molto rare, le complicanze che è possibile sperimentare sono:

  • infezioni;
  • trombi;
  • problemi legati all’impianto;
  • dolore continuo;
  • lesioni neuro vascolari.

Protesi ginocchio riabilitazione

Prima e dopo l’intervento chirurgico, è importante sottoporsi ad un programma riabilitativo, che permette di ottenere un migliore risultato funzionale.

Infatti, eseguita anche prima dell’intervento, la riabilitazione contribuisce a migliorare la qualità del recupero e a ridurne i tempo.

In tal senso, è importante sottolineare come ogni paziente abbia tempi di recupero diversi, per cui andranno seguiti protocolli riabilitativi personalizzati.

In genere, il recupero può richiedere circa sei settimane, durante le quali guarisce l’incisione chirurgica e si procede ad un ripristino muscolare e fisico, così che si riassuma un equilibrio psico-fisico e si possa tornare alle attività quotidiane.

Tuttavia, perché si possa ottenere un risultato funzionale ottimale, è necessario ricostruire la muscolatura della coscia.

In quest’ottica, si ricorre ad esercizi di rinforzo muscolare, da seguire già prima dell’intervento.

Riabilitazione protesi ginocchio post intervento

In seguito all’intervento, il paziente inizierà un protocollo riabilitativo, i cui obiettivi saranno:

  • controllare il dolore;
  • prevenire le complicanze dovute all’immobilizzazione dell’arto, quali embolia polmonare, tromboflebiti, retrazioni capsulo-legamentose, piaghe da decubito;
  • ottenere una buona mobilità del ginocchio;
  • rinforzare la muscolatura;
  • camminare, inizialmente utilizzando due bastoni canadesi, che poi andranno abbandonati gradualmente.

Gonfiore al ginocchio dopo intervento di protesi

Molti pazienti lamentano una sensazione di gonfiore dopo intervento protesi totale ginocchio.

Non è raro che ciò avvenga, ma non deve destare grosse preoccupazioni.

Infatti, percepire una sensazione di gonfiore e di un elastico stretto intorno alla gamba è molto frequente, ma per risolvere il problema è importante affidarsi ad un protocollo di riabilitazione appropriato.

In questo modo, il paziente potrà ripristinare la mobilità dell’articolazione.

Inoltre, per ridurre il gonfiore dopo l’intervento, si consiglia di stare a riposo, assumere un antidolorifico, ricorrere ad impacchi di ghiaccio per 15/20 minuti per 4 o 5 volte al giorno e mantenere sollevata la gamba.

Costo intervento protesi ginocchio

In genere, l’intervento di protesi di tipo totale o parziale è in convenzione con il sistema sanitario nazionale, per cui non porta costi per il paziente.

Tuttavia, le cose cambiano ove il paziente decida di sottoporsi ad intervento in una struttura privata, in cui i costi possono cambiare in base alla struttura stessa.

Infatti, si devono calcolare i costi di degenza, della sala operatoria, dell’anestesista, del chirurgo e della protesi da impiantare.

Di conseguenza, in questi casi, il preventivo oscillerà tra i 5 mila e gli 8 mila euro.

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Busto Ortopedico: tipologie ed efficacia

Il busto ortopedico è un supporto medico di cui ci si serve in ambito medico, in particolare per la cura di patologie che interessano la colonna vertebrale e delle problematiche relative alla postura.

Nello specifico, infatti, la funzione di un busto è quella di correggere o di curare patologie post traumatiche o croniche, intervenendo, quindi, in fase di prevenzione o in fase successiva.

Busto ortopedico o corsetto?

Una precisazione che vale la pena fare è quella relativa alla distinzione tra busto e corsetto.

Infatti, anche se spesso sono utilizzati con sinonimi, in realtà, busto e corsetto ortopedico sono due cose diverse e svolgono funzioni diverse.

Il busto ortopedico ha una funzione correttiva, infatti viene prescritto quando vi sono deformità della colonna vertebrale e vi è necessità di ricorrere ad un supporto correttivo.

Il corsetto ortopedico, invece, ha una funzione preventiva, per cui viene utilizzato per prevenire dolori lombo sacrali, per ridurre il carico sulle vertebre e per attenuare i disturbi conseguenti ad una postura scorretta.

Proprio per questa sua funzione, si consiglia di indossare il corsetto mentre si lavora al computer, così da mantenere una postura adeguata, o in caso di artrosi e osteoporosi, in quanto, in questo caso, si tratta di patologie che indeboliscono la colonna vertebrale, per le quali può essere utile servirsi di un supporto che aiuti a distribuire il peso che, altrimenti, graverebbe sulla colonna.

Tipologie di busto

corsetto ortopedico per scoliosi

Ogni patologia che riguardi la fascia dorsale, lombare o la schiena in senso più ampio ha un busto specifico.

Infatti, esistono diverse tipologie di busto ortopedico per schiena, tra le quali:

  • il busto per fratture;
  • il busto per la sciatalgia;
  • il busto specifico per la postura, come il busto ortopedico per scoliosi; un esempio è il busto lombo sacrale, particolarmente adatto per correggere difetti di postura;
  • il busto per ernia;
  • il busto per cifosi.

Ognuno di questi modelli ha differenti caratteristiche tecniche, in quanto ognuno di essi ha una funzione specifica.

Dunque, un busto può avere una struttura semirigida, per garantire massimo sostegno e, insieme, ampiezza dei movimenti, o una struttura elastica, che svolge una funzione di prevenzione del mal di schiena, o, ancora, una struttura rigida.

Ad esempio, il busto ortopedico lombare e il busto dorso lombare hanno un’efficacia diversa nei singoli punti della fascia mediana del corpo, mentre il busto lombo sacrale è ideale per far fronte a problemi posturali.

Efficacia del busto ortopedico

Quando si parla di questo supporto, la prima domanda che viene fatta è “ma il busto ortopedico fa male?”; infatti, alcuni sostengono che questo possa portare ad atrofia dei muscoli della schiena.

In realtà, data la struttura del supporto, è possibile anche dormire con il busto ortopedico, tuttavia si deve riconoscere che l’uso prolungato dello stesso anche durante le ore notturne può portare ad atrofia muscolare.

In genere, per ottenere un’efficacia curativa maggiore, si sceglie di affidarsi a busti su misura, i quali riescono ad adattarsi al fisico del paziente.

Inoltre, ai fini della sua efficacia, è importante anche sapere come si indossa un busto ortopedico.

Si tratta di un’operazione davvero semplice, infatti bastano pochi gesti e, in caso di difficoltà nel movimento, potete chiedere l’ausilio di chi vi sta vicino.

Tuttavia, ciò che spesso viene sottovalutato è l’importanza di avere una maglia al di sotto del busto, così che non risulti fastidioso: in particolare, il consiglio è quello di scegliere una maglia che sia liscia, elastica e aderente.

Busto ortopedico prezzi

I prezzi di un busto ortopedico variano a seconda della tipologia prescelta.

In genere, oscillano tra i 100 e i 200 euro, da quelli elastici fino ai più costosi busti rigidi, avvicinandosi anche ai 300 euro quando si tratta di busti più strutturati.

 

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Gel Piastrinico al ginocchio

L’infiltrazione di gel piastrinico al ginocchio è un trattamento infiltrativo, che si serve di un gel ricavato dalle piastrine, dalla consistenza gelatinosa, ma la cui plasticità lo rende iniettabile nelle diverse superfici di applicazione.

A tale terapia si ricorre per il trattamento di patologie di tipo traumatico e degenerativo, che interessano muscoli, tendini o articolazioni danneggiate e che in precedenza venivano curate solo attraverso infiltrazioni di cortisone o di acido ialuronico.

Nello specifico, ci si serve delle infiltrazioni di gel piastrinico per trattare pazienti con artrosi d’anca allo stadio iniziale e, ancora più di frequente, per trattare pazienti che accusino patologie a carico del ginocchio.

Nelle patologie che interessano l’articolazione del ginocchio, si tratta un danno più superficiale, per il quale il gel piastrinico ha presentato notevole efficacia.

In particolare, nello stadio iniziale della patologia, può rivelarsi risolutivo e capace di ritardare il ricorso ad un intervento di tipo chirurgico.

In caso di artrosi d’anca in stadio iniziale, si procede ad iniezioni intrarticolari di gel piastrinico quando si è ancora in tempo per ricorrere alla protesi o anche nel caso di intervento di reimpianto della protesi, per agevolarne l’integrazione con l’osso.

Infiltrazioni gel piastrinico ginocchio: come si esegue

gel piastrinico al ginocchio

Una volta prelevato, il gel piastrinico viene centrifugato e infuso seguendo protocolli scientifici ben definiti.

Le iniezioni devono essere praticate a livello intrarticolare e utilizzando un ago di 90 millimetri.

Ogni iniezione viene eseguita sotto guida di una radiografia o di un’ecografia e richiede l’anestesia locale.

Gel piastrinico ginocchio risultati

Le infiltrazioni gel piastrinico ginocchio mirano al recupero di muscoli, tendini o articolazioni e producono una serie di risultati in tal senso, quali:

liberazione dei fattori di crescita;

produzione di nuovi vasi sanguigni;

azione antinfiammatoria;

effetto analgesico.

In sostanza, il gel piastrinico si presenta come una soluzione efficace, soprattutto in ambito ortopedico e traumatologico, in quanto presenta benefici immediati, tra i quali la possibilità di ritardare interventi chirurgici.

Di fatto, le iniezioni riescono a ridurre il dolore e a migliorare la funzionalità dell’arto trattato.

Gel piastrinico cartilagine ginocchio

Il trattamento con gel piastrinico viene utilizzato anche per migliorare e stimolare la guarigione di tessuti, come la cartilagine.

In particolare, si ricorre ad esso in caso di lesioni della cartilagine del ginocchio, ma anche della spalla e della caviglia.

Gel piastrinico ginocchio controindicazioni

Gli studi condotti hanno ritenuto la procedura di infiltrazione come sicura, tollerata e, dunque, priva di effetti collaterali.

Tuttavia, il trattamento che prevede le infiltrazioni gel piastrinico al ginocchio è controindicato in presenza di patologie capaci di modificare la condizione e il profilo ematico del paziente, come nel caso di un deficit piastrinico, di neoplasie sistemiche e di patologie infettive in fase acuta.

Un’ulteriore controindicazione relativa al trattamento di cui si discorre è lo stato di flogosi acuta dell’articolazione.

Inoltre, è importante che il paziente non abbia assunto farmaci antibiotici o antinfiammatori nei 7 giorni antecedenti alla programmata seduta di infiltrazione di gel piastrinico per ginocchio.

Gel piastrinico ginocchio costi

I costi del trattamento di gel piastrinico variano in base al tipo di problema su cui si interviene, alla densità del gel e all’estensione della zona da trattare.

In genere, i costi si aggirano tra i 500 e 1000 euro.

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Prp Ginocchio

Il Plasma Ricco di Piastrine o gel piastrinico ginocchio (PRP) viene utilizzato anche come PRP ginocchio, per il trattamento di determinate patologie che interessano questa articolazione.

La sigla PRP indica i fattori di crescita piastrinica, che vengono estratti dal sangue del paziente e poi purificati tramite specifica tecnica di centrifugazione.

Dunque, la tecnica PRP ginocchio consiste in un concentrato di piastrine ottenuto con la centrifugazione del sangue prelevato dal paziente, che permette di separare dal sangue il gel piastrinico.

Le infiltrazioni di Plasma Ricco di Piastrine sono eseguite con iniezione dello stesso nella parte colpita dalla lesione per curare determinate patologie dell’apparato muscolo scheletrico.

Lo scopo è accelerare il processo di guarigione e favorire la rigenerazione dei tessuti di tendini, muscoli e cartilagine articolare.

L’efficacia del plasma varia in base al tipo e alla purezza di preparazione utilizzata.

Il PRP ginocchio funziona come trattamento indicato in casi specifici, quali:

  • lesioni della cartilagine e artrosi di bassa o media gravità del ginocchio;
  • lesioni parziali e tendinopatie del tendine rotuleo e quadricipitale del ginocchio;
  • lesioni dei legamenti del ginocchio, quindi dei legamenti collaterali e parziali, dei legamenti crociati anteriore e posteriore.

PRP cartilagine ginocchio

La cartilagine è un tipo di tessuto connettivo solido e liscio, ma flessibile e capace di deformarsi ed è presente nelle vicinanze delle superfici articolari.

Il suo scopo è quello di ridurre l’attrito interno alle articolazioni, ammortizzando le superfici che scivolano l’una contro l’altra ed evitando i piccoli traumi a cui sono esposte le articolazioni durante il movimento.

Nello specifico, la cartilagine del ginocchio protegge tendini e legamenti, che garantiscono la stabilità delle articolazioni.

Una volta danneggiata la cartilagine, tendini, legamenti e muscoli sono soggetti a maggiore stress, che, nel tempo, causa un danneggiamento delle strutture fino a condurre al blocco dell’articolazione o ad instabilità articolare.

I danni alla cartilagine possono derivare da una naturale usura dovuta all’invecchiamento cellulare o da traumi, anche di lieve entità, ma ripetuti nel tempo.

PRP ginocchio risultati

gel piastrinico prp al ginocchio

La tecnica di PRP è una tecnica che utilizza una procedura poco invasiva ed è semplice da effettuare.

Inoltre, può essere ripetuta in seguito e ha un elevato potenziale antinfiammatorio, oltre che riparativo.

Ciò permette di raggiungere risultati ottimali in poco tempo.

Le infiltrazioni PRP ginocchio vengono effettuate nell’arco di qualche settimana e i loro effetti si apprezzano dopo circa 2 o 3 mesi dalla prima seduta di trattamento.

PRP ginocchio tempi recupero

Il soggetto può tornare a riprendere le proprie attività fin da subito.

Tuttavia, quando si praticano sport molto pesanti e che gravano in modo particolare sull’articolazione o sul tendine trattato, il consiglio è quello di andare piano almeno per i primi due mesi di ripresa.

Quando si riprende l’attività sportiva di tipo agonistico, invece, il riposo consigliato si estende tra i due e i tre mesi.

PRP ginocchio controindicazioni

Il trattamento di PRP è controindicato ove siano presenti patologie che possano modificare la condizione ematica del paziente, quindi nel caso di neoplasie sistemiche, deficit piastrinico e patologie infettive in fase acuta.

Un’altra controindicazione è lo stato di infiammazione acuta dell’articolazione. Inoltre, si consiglia al soggetto di non assumere farmaci antinfiammatori o antibiotici nei 7 giorni antecedenti alla seduta di infiltrazione.

PRP ginocchio costi

Il costo PRP ginocchio è ancora molto elevato, infatti, un ciclo di infiltrazioni può costare tra gli 800 e i 1200 euro.

Inoltre, va considerato che non tutte le assicurazioni sanitarie coprono questo trattamento, mentre alcune garantiscono solo un loro rimborso parziale.

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Infiltrazioni di acido ialuronico alla spalla

In caso di dolore alla spalla, spesso, si ricorre ad una terapia conservativa specifica, quale quella delle infiltrazioni di acido ialuronico alla spalla.

L’acido ialuronico viene utilizzato molto di frequente per la cura della spalla: in particolare, il dolore alla spalla è un sintomo molto comune e può essere associato a diverse patologie.

Una di queste, ad esempio, è la tendinopatia della cuffia dei rotatori e la tendinopatia calcifica, per le quali sono molto indicate le infiltrazioni acido ialuronico spalla.

Acido ialuronico infiltrazioni spalla cos’è

L’acido ialuronico è una sostanza prodotta naturalmente dall’organismo per idratare e proteggere i tessuti del corpo ed è presente anche in alcuni animali e tipi di batteri.

In realtà, l’acido ialuronico è uno dei componenti del tessuto connettivo più importanti, soprattutto grazie al suo essere una sostanza amorfa costituita da un gel compatto, in cui sono immerse fibre di collagene ed elastina.

L’acido ialuronico è fondamentale per il funzionamento delle articolazioni, in quanto le rende ben lubrificate e protegge i tessuti.

Infiltrazioni acido ialuronico spalla: cosa sono

infiltrazione acido ialuronico alla spalla

Definita anche come viscosupplementazione, l’infiltrazione di acido ialuronico alla spalla si è diffusa come tecnica in ambito ortopedico, la quale consiste nell’iniezione di molecole direttamente all’interno dell’articolazione della spalla, perciò definite infiltrazioni intra articolari. Si tratta di un trattamento rapido e indolore.

L’acido ialuronico per infiltrazioni spalla è utilizzato con successo nei pazienti con tendinopatia, in quanto aiuta a ripristinare le proprietà fisiologiche del liquido sinoviale, che risulta meno viscoso in presenza della malattia e che è fondamentale per lubrificare l’articolazione in modo adeguato.

Infiltrazioni spalla con acido ialuronico: quando farle

In generale, i pazienti che ricorrono a questo tipo di terapia sono quei pazienti che non hanno avuto risultati significativi da terapie di tipo farmacologico.

Inoltre, di questa si servono anche i soggetti per i quali sono controindicati i farmaci antinfiammatori non steroidei.

Infiltrazioni acido ialuronico spalla congelata

Le infiltrazioni di acido ialuronico sono utilizzate anche in quella patologia definita come frozen shoulder o capsulite adesiva, ma meglio nota come sindrome della spalla congelata.

Si tratta di una malattia della spalla che causa dolore e rigidità dell’articolazione e che può portare a consistenti difficoltà di movimento.

Proprio per queste sue caratteristiche, la terapia più indicata sono le infiltrazioni di acido ialuronico, che si sono rivelate essere molto efficaci nel lubrificare l’articolazione e nel ripristinare gradualmente la mobilità della spalla.

Infiltrazioni acido ialuronico spalla costo

Per quanto riguarda gli aspetti legati alla voce costo infiltrazioni acido ialuronico spalla, è possibile affermare che questi oscillano a seconda del costo del professionista che esegue la terapia, dei costi della clinica o del centro di fisioterapia presso cui viene svolta e dal costo in sé delle singole fiale di acido ialuronico.

In genere, ogni fiala di prodotto costa tra i 30 e i 50 euro e in farmacia è possibile trovare un prezzo che varia dai 150 ai 250 euro per la confezione da cinque fiale.

È bene precisare che il ricorso alle infiltrazioni alla spalla deve avvenire solo ad opera di chirurghi ortopedici specializzati e che qualunque altra figura non sempre è adeguatamente competente ad eseguire infiltrazioni intra muscolari di acido ialuronico.

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Infiltrazioni di Cortisone

Le infiltrazioni cortisone sono utilizzate come trattamento conservativo per una serie di patologie articolari di carattere anche infiammatorio.

È il caso di artrite psoriasica, artrite reumatoide, artrite gottosa e acutizzazione di processi di artrosi.

In genere, le infiltrazioni cortisone avvengono in via locale per il trattamento di borsiti e tendiniti.

Queste consistono nell’iniezione del farmaco cortisonico direttamente all’interno dell’articolazione infiammata, in considerazione degli effetti terapeutici riconosciuti al cortisone e della possibilità di limitarne i pur presenti effetti collaterali.

In realtà, si ritiene che gli effetti collaterali del cortisone siano inferiori quando viene iniettato rispetto a quando si procede alla sua assunzione per via orale.

Esistono diversi tipi di cortisone, tra i quali si sceglie in base alla patologia e all’effetto desiderato dal paziente, quali il cortisone a rapida azione e il cortisone a lenta azione.

Al cortisone a rapida o lenta azione, inoltre, si affianca un anestetico locale, di solito la lidocaina.

Un trattamento standard prevede un’infiltrazione a settimana per tre o cinque volte, anche se molti medici consigliano di non andare oltre le 3 o 4 infiltrazioni l’anno, separate l’una dall’altra almeno di un mese, a causa dei possibili effetti collaterali riscontrabili.

Questi ultimi, infatti, comprendono un leggero arrossamento o infiammazione con dolore locale, che si risolvono entro 24 ore dall’infiltrazione, ma possono arrivare anche da un indebolimento di tendini, ossa, legamenti e strutture articolari.

Infiltrazione ginocchio cortisone

Si ricorre all’infiltrazione di cortisone al ginocchio in presenza di specifiche patologie, che interessano l’articolazione.

In particolare, l’infiltrazione al ginocchio di cortisone viene utilizzata per i casi di:

  • gonartrosi, sia compartimentale che totale;
  • tendiniti, quali le tendiniti del rotuleo, le tendiniti della zampa d’oca, le tendiniti della bendeletta ileo tibiale e altre forme di tendiniti;
  • borsiti;
  • entesopatie dei legamenti, come la sindrome di Palmer, del legamento collaterale mediale.

Infiltrazione cortisone spalla

infiltrazioni cortisone

L’infiltrazione di cortisone alla spalla è un’altra applicazione molto frequente delle infiltrazioni cortisone.

Infatti, le patologie maggiormente trattate con l’infiltrazione spalla cortisone sono:

  • l’artrosi delle articolazioni scapolo-omerale e acromion-claveare;
  • le borsiti;
  • i processi infiammatori;
  • le tendiniti;
  • le lesioni della cuffia.

Infiltrazione cortisone schiena

L’infiltrazione epidurale di cortisone o infiltrazione di cortisone alla schiena è un metodo antalgico conservativo.

Ad esse si ricorre anche sotto forma di infiltrazione di cortisone per ernia discale e di infiltrazione cortisone lombare, per il trattamento di specifiche patologie a carico della schiena e del tratto lombare, come protrusioni discali o ernie discali.

L’iniezione serve per condurre il farmaco nella parte più interna della schiena, in modo da raggiungere le lesioni che interessano i dischi intervertebrali e che possono comprimere o irritare i nervi che arrivano a schiena e gambe.

I farmaci così introdotti permettono di ridurre l’infiammazione, quindi il gonfiore e il dolore percepiti.

Infiltrazione anca cortisone

Le infiltrazioni di cortisone sono utilizzate anche per il trattamento di patologie che interessano l’anca, soprattutto per i casi di:

  • artrosi, per il cui trattamento la procedura di infiltrazione viene eseguita con la guida di un’ecografia o di una TAC;
  • trocanterite, ossia quella patologia che interessa la borsa del trocantere e che può derivare da uno squilibrio posturale;
  • sindrome del piriforme.

Infiltrazione cortisone dopo quanto fa effetto

Esistono i corticosteroidi ad azione rapida e di breve durata, utilizzati nel trattamento di patologie acute per ottenere un effetto immediato. D’altra parte, vi sono anche i corticosteroidi ad insorgenza lenta, ma ad efficacia prolungata, cui si ricorre per trattare patologie croniche.

In genere, il cortisone fa effetto già nell’arco di 24 o 48 ore dall’infiltrazione e la durata dei suoi effetti si protrae per circa un mese.

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