Skip to main content

L’innovazione della Tecarterapia per le contratture muscolari

La risposta a una contrattura muscolare potrebbe trovarsi in una delle tecniche più all’avanguardia adottate in fisioterapia: la tecarterapia. Questo approccio si basa su correnti elettromagnetiche per promuovere la guarigione naturale, alleviando il dolore e aiutando la mobilità. Un metodo apprezzato nei percorsi di recupero muscolare, capace di offrire benefici in modo rapido e senza interventi invasivi.

Un grazie allo Studio Delos per le informazioni condivise, che hanno contribuito ad approfondire l’argomento e a offrire consigli pratici utili per i nostri lettori.

Riconoscere i sintomi e le condizioni simili

Quando i muscoli restano tesi e dolorosi per troppo tempo, le contratture muscolari sono spesso la causa. Tale condizione può ostacolare le nostre attività quotidiane. Tuttavia, è cruciale distinguere queste contratture da altri problemi muscolari. Tra questi ci sono:

Distorsioni: Provocate da movimenti inaspettati o traumi.
Strappi muscolari: Risultanti da sforzi eccessivi che danneggiano il tessuto.
Tendiniti: Quando i tendini si infiammano a causa del sovraccarico.
Una valutazione precisa da parte di un fisioterapista è essenziale per determinare il problema esatto, garantendo che la contrattura sia trattata correttamente.

Funzionamento della Tecarterapia nelle contratture

La tecarterapia interviene attraverso la trasmissione di energia nei tessuti muscolari. Questo processo stimola la circolazione e facilita il rilassamento. Come funziona esattamente?

Microcircolazione migliorata: L’aumento del flusso sanguigno ossigena i tessuti, accelerando il recupero.
Controllo dell’infiammazione: Riducendo l’infiammazione attraverso calore mirato, aiuta ad alleviare i problemi locali.
Sollievo dal dolore e muscoli rilassati: Il calore agisce sui muscoli, distendendoli e alleviando il dolore, migliorando così la mobilità.
Grazie a questi effetti, la tecarterapia è spesso consigliata per trattare contratture, sia croniche che acute, senza effetti collaterali significativi.

In sintesi, questo approccio si distingue per la sua efficacia nell’aiutare i pazienti a migliorare la loro vita quotidiana e a favorire una guarigione rapida. Un consulto con un fisioterapista può individuare se questo trattamento si adatta alle vostre necessità, garantendo una cura mirata e ben personalizzata.

Lesione del legamento crociato posteriore: cos’è e cosa fare

Il legamento crociato posteriore è uno dei legamenti più resistenti del ginocchio e si sviluppa tra il femore e la tibia, con il ruolo di stabilizzatore del ginocchio impedendo la traslazione posteriore del piatto tibiale e un’eccessiva rotazione esterna del ginocchio.

Questo legamento collabora con il crociato anteriore per garantire la stabilità dell’articolazione ed è costituito da una parte antero-laterale ed una postero-mediale.

Lesione del legamento crociato posteriore: le cause

La lesione del legamento del crociato posteriore rappresenta il 10% dei casi di lesioni che interessano l’articolazione del ginocchio, verificandosi sempre in seguito a traumi ad alta energia.

Il caso più frequente riguarda incidenti automobilistici, in cui la parte superiore della tibia va ad urtare molto violentemente contro il cruscotto dell’autovettura.

Un’altra causa della lesione del legamento del crociato posteriore è da ricercare negli sport di contatto come rugby, l’hockey, etc. e dai forti traumi al ginocchio o alla parte superiore della tibia che ne possono derivare.

Lesione del legamento crociato posteriore: sintomi e diagnosi

In caso di lesione del legamento crociato posteriore i sintomi dipendono dall’entità della lesione. Come succede per le lesioni del legamento crociato anteriore, possono verificarsi dolore e difficoltà nel compiere i movimenti o nello stare per troppo tempo in posizione eretta, oltre ad una sensazione di rottura interna all’articolazione durante il trauma.

Nel caso in cui la lesione fosse di grave entità, si possono riscontrare problemi di instabilità articolare, soprattutto in presenza di ulteriori lesioni associate.

Per diagnosticare la lesione del legamento crociato posteriore, lo specialista dovrà valutare lo scivolamento posteriore della tibia rispetto al femore e la lassità legamentosa del ginocchio. La visita sarà associata e supportata da esami strumentali come una radiografia, risonanza magnetica o TC al fine di valutare la presenza di ulteriori fratture o lesioni ossee o legamentose.

Lesione del legamento crociato posteriore: trattamenti

I trattamenti per le lesioni del legamento crociato posteriore possono essere di tipo conservativo o chirurgico. L’approccio conservativo consiste in un’efficace fisioterapia e l’utilizzo di tutori, riuscendo spesso a favorire la riabilitazione e il recupero delle funzionalità del ginocchio. L’efficacia del trattamento fisioterapico è dovuta al fatto che il crociato posteriore, a differenza di quello anteriore, possiede buone capacità di guarigione.

Nel caso in cui si verifichi la rottura completa del legamento o l’inefficienza dell’approccio conservativo si procede con l’intervento chirurgico, soprattutto se il paziente è un giovane sportivo. L’operazione è eseguita con tecnica artroscopica, che si esegue in anestesia loco-regionale con minima invasività. La tecnica a cielo aperto non è più utilizzata se non in casi di lussazione della rotula o lesioni alla capsula articolare.

Si sostituisce il legamento rotto con un neo-legamento e si procede con l’asportazione dei residui del legamento rotto, vengono realizzati i tunnel ossei in femore e tibia per il neo-legamento, che verrà inserito e fissato. il neo-legamento può essere sia un tendine prelevato dallo stesso paziente o un tessuto proveniente da un donatore di organi.

Lesione del legamento crociato posteriore: riabilitazione

La riabilitazione post-operatoria è un tassello fondamentale per la ripresa della mobilità articolare e per la buona riuscita dell’intervento. Le tecniche riabilitative variano a seconda della tecnica operativa utilizzata: è importante che la mobilizzazione sia continua, pur tenendo sotto controllo il dolore.

Lo step successivo è mirato alla tonificazione muscolare e alla deambulazione. I tempi di guarigione variano a seconda delle condizioni articolari e, in generale il paziente inizia a deambulare con l’ausilio di doppio bastone dopo 2/3 giorni e impiega circa 45 giorni per deambulare correttamente e in modo autonomo mentre, per la ripresa dell’attività sportiva bisogna attendere un periodo di circa 6 mesi.